‘Ndrangheta a Brescia: il ruolo di Stefano Terzo Tripodi e le connessioni criminali
Il boss, considerato figura di spicco nell’hinterland bresciano, gestiva operazioni illecite e manteneva contatti con altre cosche calabresi.
‘Ndrangheta a Brescia: arrestato il boss Tripodi, figura chiave del crimine organizzato
@ricettempara
Un duro colpo alla ‘ndrangheta a Brescia è stato inferto grazie all’operazione congiunta di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda di Brescia. Tra gli arrestati spicca Stefano Terzo Tripodi , classe 1960, ritenuto una figura centrale dell’organizzazione criminale, con una “dote” di Santista, uno dei gradi più alti nelle gerarchie mafiose.
Tripodi era noto per il suo controllo sulle attività criminali nell’area bresciana, dove gestiva operazioni illecite, impartiva ordini agli affiliati e rappresentava la cosca nei rapporti con altre organizzazioni criminali. Tra le sue connessioni spiccano i legami con famiglie di spicco della ‘ndrangheta calabrese, come gli Oppedisano di Rosarno, i Longo-Versace di Polistena ei Mancuso di Limbadi.
Il caso Candiloro e l’omicidio Bruzzese
Le indagini hanno fatto emergere il legame tra Tripodi e Francesco Candiloro, già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Marcello Bruzzese, avvenuto a Pesaro nel 2018. L’omicidio, considerato una vendetta trasversale contro il fratello collaboratore di giustizia, è stato eseguito con l’aiuto di mezzi forniti da Tripodi, tra cui un’Alfa Giulietta clonata utilizzata per evitare i controlli delle Forze dell’Ordine.
Tripodi e la rete criminale
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il boss non solo gestiva rapporti con altre cosche, ma esercitava un controllo capillare sul territorio. Tripodi si relazionava con imprenditori, politici e pubblici ufficiali, utilizzando intimidazioni e violenza per mantenere la sua posizione dominante. Dopo gli arresti della maxi-operazione “Rinascita-Scott”, il boss avrebbe anche fornito sostegno economico ai familiari di affiliati incarcerati, sfruttando un sistema di fatture false per finanziare le operazioni.

Distruzione delle prove
Le indagini hanno evidenziato che, dopo l’arresto, Tripodi avrebbe cercato di distruggere prove compromettenti per tutelare sé stesso e il sodalizio criminale. La sua influenza, tuttavia, è stata smantellata grazie al lavoro meticoloso delle Forze dell’Ordine e della magistratura.
Questa operazione rappresenta un importante passo avanti nel contrasto alla ‘ndrangheta a Brescia, confermando il ruolo cruciale della sinergia tra inquirenti e Forze dell’Ordine nella lotta alla criminalità organizzata.
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